sottile come uno spillo
Unsafe
2026
ceroplastica, spilli di metallo patinati, legno e poliuretano espanso
wax modelling, patinated metal pins, wood and polyurethane foam



Critica
Unsafe
Opera realizzata per la collettiva diffusa Senza Vincoli a cura di damiano grassi e laura vasarri. Un progetto realizzato grazie a coop lombardia. catalogo pubblicato dall’editore people
L’acefalo mutilo di Unsafe è inerme, ma vivo. Caldo e carico di ferite. Del lavoro di Galli notiamo subito i colori acri e accesi, che si accavallano sull’epidermide delicata e gommosa, e gli ematomi e le ecchimosi che si rincorrono sulla superficie, arrossati, senza nascondersi. Solo avvicinandoci distinguiamo gli spilli di metallo, conficcati nella carne tenera. La scultura è testimone della propria trasformazione in una sorta di portaspilli umano: diventa prova delle crudeltà e violenze altrui – violenze sottili, minuscole, che si accumulano in mesi e anni, stratificate nel corpo e nell’animo.
Micro-aggressioni, cattiverie minute, brutalità cariche di nonchalance si depositano dentro la pelle, e da tanti piccoli spilli sorge una violenza generale, espansa.
Galli dimostra come anche le più sottili violenze sociali e psicologiche lascino segni indelebili su chi le subisce. Archeologa dell’animo, l’artista modella questo dolore, ce ne mostra la metafora, e permette anche a noi di sentirei compresi, accolti. C’è del calore profondo nell’empatia che sorge tra portaspilli delle crudeltà altrui. La violenza non deve provenire per forza da un coltello per essere chiamata tale. Basta uno spillo. Si moltiplicano.
Damiano Grassi, 2026

Critica
Un mezzo busto. I tagli scelti sono il modo più atroce ed esatto per descrivere cosa accade a un corpo quando viene violato.
Perdi la testa, perdi le braccia e perdi le gambe. Ti viene strappato via tutto ciò che il mondo può considerare “accessorio”, e ti resta solo l’unica cosa che non vorresti più sentire: il cuore. Ti rimangono un seno e un ventre che non riesci neanche più a guardare, o a sfiorare, perché ti è stata tolta per sempre quella spensieratezza che dovrebbe accompagnare l’intimità.
Gli spilli conficcati nella carne sono sublimi. A chi ha subito violenza, ricordano che quel dolore rimarrà per sempre lì, scomodo. Che a volte non riesci neanche a metterti la maglietta che ti pare, perché quei maledetti spilli sono lì a ricordarti il male che proveresti se solo la stoffa sfiorasse la pelle. Magari era una maglia attillata che tanto ti piaceva, ma che ora ti terrorizza. Quegli spilli non ti permettono di far avvicinare nessuno, ti tolgono il fiato ancor prima di farti toccare. E poi ci sono i lividi, le escoriazioni. Quelle ferite che il tempo riesce a far sparire dall’esterno, ma che tu continui a vedere identiche e sanguinanti dentro e fuori di te, per anni. Ogni singola volta che ti guardi allo specchio.
Poi però accade un miracolo. L’arte, quando si fonde con chi sa davvero cosa significhi sopravvivere al buio, ti fa un regalo: ti fa capire che quell’opera incarna perfettamente ciò che sei e ciò che hai subìto. Ma quel corpo adesso è esposto. Viene portato di mostra in mostra e, pur essendo stato violato, non ha più paura. Non è più una vittima. Urla che noi siamo vive, che possiamo farcela. E che forse, ora, proprio quegli spilli ci rendono uniche.
Grazie Annaklara. In quei 10 secondi in cui ho preso in mano la tua opera per allestirla, ho sentito una scultura fatta di materiali leggerissimi pesare quanto il mondo intero sulle spalle di Atlante. Mi ricorderò a vita la sensazione che ho provato abbracciando quel corpo. Lì insieme a lei, ho lasciato una parte di me.
Laura Vasarri, 2026
















