Senza Vincoli
a cura di Damiano Grassi e Laura Vasarri



Un progetto realizzato grazie a Coop Lombardia
Catalogo pubblicato da People
Milano, Giugno 2026
L’acefalo mutilo di Unsafe è inerme, ma vivo. Caldo e carico di ferite. Del lavoro di Galli notiamo subito i colori acri e
accesi, che si accavallano sull’epidermide delicata e gommosa, e gli ematomi e le ecchimosi che si rincorrono sulla
superficie, arrossati, senza nascondersi. Solo avvicinandoci distinguiamo gli spilli di metallo, conficcati nella carne
tenera. La scultura è testimone della propria trasformazione in una sorta di portaspilli umano: diventa prova delle
crudeltà e violenze altrui – violenze sottili, minuscole, che si accumulano in mesi e anni, stratificate nel corpo e
nell’animo. Micro-aggressioni, cattiverie minute, brutalità cariche di nonchalance si depositano dentro la pelle, e da
tanti piccoli spilli sorge una violenza generale, espansa. Galli dimostra come anche le più sottili violenze sociali e
psicologiche lascino segni indelebili su chi le subisce. Archeologa dell’animo, l’artista modella questo dolore, ce ne
mostra la metafora, e permette anche a noi di sentirei compresi, accolti. C’è del calore profondo nell’empatia che sorge
tra portaspilli delle crudeltà altrui. La violenza non deve provenire per forza da un coltello per essere chiamata tale.
Basta uno spillo. Si moltiplicano.
Damiano Grassi

Un mezzo busto. I tagli scelti sono il modo più atroce ed esatto per descrivere cosa accade a un corpo quando viene
violato. Perdi la testa, perdi le braccia e perdi le gambe. Ti viene strappato via tutto ciò che il mondo può considerare
“accessorio”, e ti resta solo l’unica cosa che non vorresti più sentire: il cuore. Ti rimangono un seno e un ventre che
non riesci neanche più a guardare, o a sfiorare, perché ti è stata tolta per sempre quella spensieratezza che dovrebbe
accompagnare l’intimità. Gli spilli conficcati nella carne sono sublimi. A chi ha subito violenza, ricordano che quel
dolore rimarrà per sempre lì, scomodo. Che a volte non riesci neanche a metterti la maglietta che ti pare, perché quei
maledetti spilli sono lì a ricordarti il male che proveresti se solo la stoffa sfiorasse la pelle. Magari era una maglia
attillata che tanto ti piaceva, ma che ora ti terrorizza. Quegli spilli non ti permettono di far avvicinare nessuno, ti
tolgono il fiato ancor prima di farti toccare. E poi ci sono i lividi, le escoriazioni. Quelle ferite che il tempo riesce a far
sparire dall’esterno, ma che tu continui a vedere identiche e sanguinanti dentro e fuori di te, per anni. Ogni singola
volta che ti guardi allo specchio. Poi però accade un miracolo. L’arte, quando si fonde con chi sa davvero cosa significhi
sopravvivere al buio, ti fa un regalo: ti fa capire che quell’opera incarna perfettamente ciò che sei e ciò che hai subìto.
Ma quel corpo adesso è esposto. Viene portato di mostra in mostra e, pur essendo stato violato, non ha più paura. Non
è più una vittima. Urla che noi siamo vive, che possiamo farcela. E che forse, ora, proprio quegli spilli ci rendono
uniche. Grazie Annaklara. In quei 10 secondi in cui ho preso in mano la tua opera per allestirla, ho sentito una
scultura fatta di materiali leggerissimi pesare quanto il mondo intero sulle spalle di Atlante. Mi ricorderò a vita la
sensazione che ho provato abbracciando quel corpo. Lì insieme a lei, ho lasciato una parte di me.
Laura Vasarri