2015

Aufklärung

carta e inchiostro; 20,5 x 15 x 1 cm

paper and ink; 20,5 x 15 x 1 cm

“Illuminismo è l’uscita dell’uomo dalla minorità che è a se stesso
imputabile. Minorità è l’incapacità di servirsi del proprio intelletto
senza guida di un altro. Questa minorità è imputabile a sé, giacché la
causa della stessa non riposa su un difetto dell’intelletto, ma su un
difetto di risoluzione e di coraggio nel servirsi del proprio senza
guida di un altro.”
(Che cos’è l’Illuminismo – Immanuel Kant)

“Enlightenment is man’s emergence from his self-imposed nona- ge.
Nonage is the inability to use one’s own understanding wi- thout
another’s guidance. This nonage is self-imposed if its cau- se lies not
in lack of understanding but in indecision and lack of courage to use
one’s own mind without another’s guidance.”
(What is Enlightenment? – Immanuel Kant)

Il male fatto per bene nasce come analisi critica della tesi triennale, Io Mostro, in cui, attraverso la declinazione della figura mostruosa, percorrendo svariati scenari, da quello mitologico medioevale alla fiaba popolare, ma anche dal mostro sociale – secondo le teorie lombrosiane – ai Freak, è stato evinto che la “cura” alla divisione tra un noi e un loro è l’amore. Nonostante la ricerca euristica di Io Mostro abbia svelato la mostruosità delle menti benpensanti, quelle così dette “normali”, la sua conclusione risultava incompleta: non basta l’azione pedagogica dell’addomesticare all’amore attraverso l’amore per abbattere le distanze e i pregiudizi; inoltre non era ben chiara la risposta al perché il male venga ripetuto ciclicamente e sia fattore di attrazione per la specie umana. 
Appurato che non esistano corna per riconoscere il male né aureole per riconoscere il bene, Il male fatto per bene si interroga inizialmente sulle origini ma anche sull’aspetto “ereditario” del male affrontando campi che variano dalla psicoanalisi di Alice Miller alle neuroscienze, in particolar modo sul ruolo imitativo dei neuroni specchio: siamo animali che imitano fin dalla seconda settimana di vita, imitiamo i modelli e questi possono essere tanto positivi quanto negativi,  ma può esser questo una valida giustificazione per il male che compiamo? Alice Miller analizza l’infanzia di Adolf Hitler condannando la pedagogia nera a responsabile della trasmissione del male eppure lei stessa riconosce che sia questo unicamente un piccolo ingranaggio della macchina del male. Vi sono varie forme di male, l’analisi del pensiero di Simon Weil che trova un comun denominatore tra tutti gli uomini, amici o nemici che siano, è affiancata dallo studio documentativo dell’alta causa del Nazismo: prima venne la sensibilizzazione ai diritti degli animali, le campagne contro il fumo, la farina bianca, la carne, la prevenzione del cancro e poi l’identificazione dell’origine di questo: l’altro, in particolar modo l’ebreo. Il male non può essere imposto impetuosamente o verrebbe riconosciuto come tale, esso va preparato, va seminato come un terreno agricolo e ne è un esempio il sistema carcerario Panopticon che induce il soggetto all’autodisciplina per potersi difendere da uno qualsiasi dei tanti Grande Fratello esistiti nella storia. Il male non è solo quello a catena di montaggio, è anche quello silenzioso di un sistema politico carcerario, quello che si avvale delle parole di un Dio o della scienza per prevaricare sulle minoranze, sui diversi, sugli omosessuali, sui neri… In ogni periodo storico una minoranza è stata “abbassata” per poter innalzare una “maggioranza” e tale abbassamento dell’altro ha manifestato i più svariati campi: da quello religioso a quello sociale, da quello economico a quello morale… Il male è banale disse Hannah Arendt, è deresponsabilizzazione, è diventare l’esecutore di un male che ci è stato ordinato e l’unico rimedio a questo è l’uscita dallo stato di minorità kantiano. Non è possibile ribattere con l’indifferenza, non basta l’empatia né l’amore; è necessario abbandonare con coraggio il girello, la guida degli altri, per poter esercitare non solo la parresia ma avere un effettivo peso nel mondo: Sapere aude! – abbi il coraggio di usare la tua intelligenza e uscire da una vita cieca.
 

Evil Done for Good originates as a critical analysis of my bachelor’s thesis, Io Mostro (I Monster), in which, through the various declinations of the monstrous figure — traversing multiple scenarios, from the medieval mythological to the popular fairy tale, but also from the social monster — according to Lombrosian theories — to the Freaks, it was concluded that the “cure” for the division between an us and a them is love. Although the heuristic research of Io Mostro revealed the monstrousness hiding within so-called “normal,” right-thinking minds, its conclusion remained incomplete: the pedagogical action of taming toward love through love is not enough to break down distances and prejudices; moreover, it did not clearly answer why evil is cyclically repeated and remains a source of attraction for the human species.
Having established that there are no horns to recognize evil, nor halos to recognize good, Evil Done for Good begins by questioning the origins of evil, but also its “hereditary” dimension, drawing on fields ranging from Alice Miller’s psychoanalysis to neuroscience — in particular the imitative role of mirror neurons: we are animals that imitate from as early as our second week of life; we imitate models, and these can be as positive as they are negative — but can this be valid justification for the evil we commit? Alice Miller analyzes Adolf Hitler’s childhood, condemning “poisonous pedagogy” as responsible for the transmission of evil, yet she herself acknowledges that this is only one small gear within the larger machine of evil. There are various forms of evil: the analysis of Simone Weil’s thought, which finds a common denominator among all men, friends and enemies alike, is set alongside a documentary study of the deep causes of Nazism — first came sensitization to animal rights, campaigns against smoking, white flour, meat, cancer prevention, and only then the identification of the origin of all this: the other, and in particular, the Jew. Evil cannot be imposed impetuously, or it would be recognized as such — it must be prepared, sown like agricultural soil, and an example of this is the Panopticon prison system, which induces the subject toward self-discipline in order to defend themselves from any one of history’s many Big Brothers. Evil is not only the assembly-line kind — it is also the silent evil of a political prison system, the evil that draws on the words of a God or of science to dominate minorities, the different, homosexuals, Black people… In every historical period, one minority has been “lowered” in order to “elevate” a majority, and this lowering of the other has manifested across the most varied domains: religious, social, economic, moral. Evil is banal, said Hannah Arendt — it is a relinquishing of responsibility, becoming the executor of an evil one has simply been ordered to carry out, and the only remedy for this is emerging from the Kantian state of self-imposed immaturity. Indifference cannot be the answer, nor is empathy or love enough; one must courageously abandon the walker, the guidance of others, in order to exercise not only parrhesia but to have real weight in the world: Sapere aude! — have the courage to use your own intelligence, and step out of a blind life.

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