Secrezione
Il corpo secerne. Separa da sé ciò che non può più trattenere, ciò che eccede la sua forma — e in quell’atto di separazione, involontario e continuo, si compie un gesto arcaico: nascondere ed espellere sono la stessa mossa.
Secretum: ciò che è messo da parte, sottratto allo sguardo. Secretio: la sostanza stessa che il corpo rilascia, senza permesso, senza pudore. Un’unica radice latina per due destini — il segreto che si cela e la secrezione che si mostra — perché forse non sono mai stati separati: ogni scarto è già una confessione.
Capelli, unghie, urina, feci: ciò che il corpo produce e rifiuta, ciò che la cultura ci insegna a nascondere come vergogna, come impurità, come ciò-che-non-si-dice. Eppure sono le uniche tracce autentiche che restiamo capaci di lasciare — materia viva, non filtrata, non addomesticata dalla presentazione di sé.
Racchiuderli in flaconi di profumo è un cortocircuito deliberato: il contenitore del desiderio — ciò che promette seduzione, presenza, un corpo levigato e desiderabile — custodisce ora il suo esatto opposto. Ciò che scartiamo perché ci imbarazza diventa reliquia, essenza, prezioso.
Il segreto non è ciò che nascondiamo agli altri. È ciò che il corpo, senza chiedere permesso, continua a rivelare di noi — un’intimità che secerniamo, goccia dopo goccia, senza mai davvero riuscire a trattenerla.

The body secretes. It separates from itself what it can no longer hold, what exceeds its form — and in that act of separation, involuntary and continuous, an archaic gesture is performed: to hide and to expel are the same movement.
Secretum: that which is set aside, withdrawn from sight. Secretio: the substance itself that the body releases, without permission, without shame. A single Latin root for two destinies — the secret that conceals itself and the secretion that reveals itself — because perhaps they were never truly separate: every discard is already a confession.
Hair, nails, urine, feces: what the body produces and rejects, what culture teaches us to hide as shame, as impurity, as that-which-is-not-said. And yet these are the only authentic traces we remain capable of leaving — raw matter, unfiltered, untamed by the presentation of the self.
Enclosing them in perfume bottles is a deliberate short circuit: the vessel of desire — that which promises seduction, presence, a smooth and desirable body — now holds its exact opposite. What we discard out of embarrassment becomes relic, essence, precious.
The secret is not what we hide from others. It is what the body, without asking permission, keeps revealing about us — an intimacy we secrete, drop by drop, never quite able to hold it back.


“Intimus e Segreto (2016), si basano su oggetti legati alla cura del corpo femminile: flaconi, profumi, boccette
sono disposti ordinatamente su mensole. Tuttavia, le immagini e gli oggetti normalmente associati ai rituali di
pulizia, attenzione e valorizzazione del corpo assumono un significato altro. Un flacone che dovrebbe contenere
del sapone intimo custodisce in realtà le sostanze ormonali che generano stress, paura e ansia. Mentre dei
campioni di profumi contengono al loro interno scarti organici del corpo. Nel momento in cui si assume una
posizione più penetrante che supera l’immagine esteriore emergono stranianti contraddizioni tra il contenuto e
il contenitore.”
Tratto da: Ciò che perturba di Gabriella Lo Ricco
