2012

Maiali

“LA NATURA UMANA”, creta cruda. Particolare dell’installazione destinata al Sacro Monte di Varallo, esposizione del 2014.

HUMAN NATURE,” raw clay. Detail of the installation created for the Sacro Monte di Varallo, 2014 exhibition.

Seguendo la poetica dei Bestiari Medioevali l’uomo cambia pelle, incapace di alzare il capo al cielo
vede solo i beni terreni ed il mangime sparso sul terreno. Succube della sua natura anatomica
l’uomo/maiale è costretto a rigirarsi sul dorso per poter osservare quanto gli stia succedendo
intorno finché uno tra tanti non supera sé stesso rompendosi le ossa. Ed è rompendosi le ossa che
risulta possibile vedere veramente, vivere veramente.

Nei bestiari medioevali l’uomo veniva paragonato al maiale: per anatomia, l’animale non può alzare il capo al cielo — resta condannato a guardare la terra, a nutrirsi di ciò che vi è sparso. Come l’uomo che, ancorato ai beni materiali, non solleva mai davvero lo sguardo verso il divino.
Per la mostra del 2014 al Sacro Monte di Varallo ho realizzato una serie di maiali in argilla — materia che rimanda al racconto biblico dell’uomo plasmato dalla terra. Non semplici animali, ma corpi in lotta con la propria natura: alcuni si ribaltano, si mettono sulla schiena nel tentativo disperato di guardare in alto; altri arrivano a spezzarsi il collo pur di volgere lo sguardo verso il cielo.
Il soggetto non è l’animale, ma la violenza dell’imposizione: la pretesa di cambiare a ogni costo la propria natura per soddisfare uno sguardo più elevato, un ideale imposto dall’esterno. Non è elevazione spontanea — è frattura. Il corpo che si spezza per obbedire a un’aspettativa che non gli appartiene, la società che chiede di guardare in alto senza mai concedere gli strumenti anatomici, esistenziali, per poterlo fare senza spezzarsi.

In medieval bestiaries, man was compared to the pig: by anatomy, the animal cannot lift its head toward the sky — it remains condemned to look at the earth, to feed on what is scattered there. Like man, anchored to material possessions, who never truly raises his gaze toward the divine.
For the 2014 exhibition at the Sacro Monte di Varallo, I made a series of pigs in clay — a material that recalls the biblical account of man shaped from earth. Not simple animals, but bodies at war with their own nature: some flip themselves over, lying on their backs in a desperate attempt to look upward; others go so far as to break their own necks just to turn their gaze toward the sky.
The subject is not the animal, but the violence of imposition: the demand to change one’s own nature at any cost in order to satisfy a higher gaze, an ideal imposed from outside. This is not spontaneous elevation — it is fracture. The body breaking to obey an expectation that isn’t its own; society demanding that one look upward while never granting the anatomical, existential means to do so without breaking apart.

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