2019

A mia madre

Esposizione permanente/ intervento urbano presso la Cittadella degli archivi in via Gregorovius 15, Milano (Italia). Tributo a Gianni Versace a seguito della ricerca sui
documenti presenti in Cittadella deli archivi riguardanti la mostra “L’abito per pensare” tenutasi nella sala della Balla a Milano (1989-90). Progetto “La Cittadella dell’arte – Muri
d’artista 2019″, curato da Rossella Farinotti e voluto da Francesco Martelli.


To my mother

2019
Permanent exposition/ urban art at Cittadella degli archivi, via Gregorovius 15 Milan. Tribute to Gianni Versace. Studied documents of the exhibition “L’abito per pensare”, sala
della Balla, Milano (Italy)

Un volto: per metà donna, per metà Medusa. Un intervento urbano permanente presso la Cittadella degli Archivi di Milano, nato da una ricerca sui documenti lì conservati riguardanti L’abito per pensare, mostra dedicata a Gianni Versace (Sala della Balla, Castello Sforzesco, 1989-90). In quella mostra, Versace presentò “l’abito della memoria” — un lungo abito da sera nero, omaggio esplicito alla madre Franca, sarta, in cui volle incarnare il ricordo di un capo intravisto da bambino nella sua sartoria. Tra i documenti d’archivio consultati, una dedica scritta a mano dallo stesso Versace: “A mia madre”. Quella calligrafia diventa il titolo dell’opera: un gesto che raddoppia la dedica, la rivolge a un’altra madre, la fa propria pur restando quella di un altro.
Versace scelse la Medusa come simbolo della propria maison partendo dalla Medusa Rondanini, scultura di età augustea che riprendeva un originale greco — un volto capace, disse lui stesso, di far innamorare e da cui non ci si può più distogliere lo sguardo. “Chi guarda Versace deve sentirsi atterrito, pietrificato, come chi guarda negli occhi la Medusa.” Non un mostro da temere, dunque, ma una potenza che affascina proprio perché non lascia scampo: bellezza e forza nella stessa immagine, indissolubili — la stessa forza che rende una donna capace di imprimersi per sempre nello sguardo di chi la osserva.

To My Mother
A face: half woman, half Medusa. A permanent urban intervention at the Cittadella degli Archivi in Milan, born from research into the documents held there concerning L’abito per pensare (The Garment for Thinking), an exhibition dedicated to Gianni Versace (Sala della Balla, Castello Sforzesco, 1989-90). At that exhibition, Versace presented “the garment of memory” — a long black evening gown, an explicit tribute to his mother Franca, a dressmaker, in which he sought to embody the memory of a garment glimpsed as a child in her workshop. Among the archival documents consulted, a dedication handwritten by Versace himself: “A mia madre” (“To my mother”). That handwriting becomes the title of the work: a gesture that doubles the dedication, addressing it to another mother, making it one’s own while still remaining someone else’s.
Versace chose Medusa as the symbol of his fashion house drawing on the Medusa Rondanini, a marble sculpture from the Augustan period that reproduced a Greek original — a face capable, as he himself said, of making one fall in love and unable to look away. “Whoever looks at Versace should feel terrified, petrified, just as when looking into Medusa’s eyes.” Not a monster to fear, then, but a power that fascinates precisely because it leaves no escape: beauty and strength held in the same image, inseparable — the same strength that allows a woman to leave herself permanently imprinted in the gaze of whoever looks at her.